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Il carcinoma della prostata

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Prostata

3 agosto 2016

Il carcinoma della prostata |

Il carcinoma della prostata è uno tra i più frequenti tumori nell’uomo con una incidenza di 35.000 nuovi casi ogni anno solo in Italia1. Questa neoplasia viene diagnostica ad uno stadio precoce soltanto in una bassa percentuale di uomini. I fattori di rischio associati a questo tumore sono:

  • età (le possibilità di ammalarsi aumentano dopo i 50 anni),
  • familiarità (rischio doppio per chi ha un parente consanguineo affetto da questa malattia),
  • presenza di mutazioni genetiche (sono coinvolti prevalentemente i geni BRCA1, BRCA2 e HPC1)
  • stile di vita (per esempio dieta ricca di grassi saturi, obesità, vita sedentaria).

Questo ha reso importante ricercare un marcatore oncologico che potesse in qualche modo portare ad una diagnosi precoce della neoplasia.

Che cosa sono i marcatori tumorali?

I marcatori tumorali (o oncologici) sono sostanze, per lo più proteine, per le quali si è evidenziato una correlazione con le neoplasie. Altro non sono che parametri misurabili della presenza, della progressione e/o della recidiva di un tumore. La determinazione di tali marcatori oncologici nel siero è attualmente eseguibile mediante un semplice prelievo di sangue.

Va, però, precisato che a tutt’oggi non esiste alcun marcatore tumorale assoluto che possa essere esclusivamente presente e misurabile in una determinata neoplasia e che possa essere assente in soggetti non affetti da tumori o affetti da altre patologie.

Tuttavia esiste la possibilità di usare i marcatori oncologici come spie della eventuale presenza di neoplasie, dal momento che dopo numerosi studi scientifici si è riusciti a individuare per ciascuno di loro un valore soglia al di sopra del quale si ritrovano la maggior parte dei pazienti affetti da tumore. A questo va però aggiunta la considerazione che in presenza di tumori di dimensioni precliniche è possibile che i valori di alcuni marcatori tumorali possano rientrare nell’intervallo di normalità o al più essere al limite. Da ciò ne consegue che: 1) tanto più alto è il valore di un marcatore tumorale, tanto più alta è la probabilità che il paziente abbia una neoplasia, 2) è necessario effettuare  il monitoraggio dei livelli di un marcatore tumorale nel corso del tempo per poter effettuare una valutazione più accurata.

Che cosa  è il PSA?

Il PSA (Antigene Prostatico Specifico, “prostate specific antigen”) è una glicoproteina prodotta dalle cellule epiteliali dell’acino e dei dotti della ghiandola prostatica ed ha la funzione di mantenere solubile il liquido seminale. In presenza di un carcinoma prostatico la concentrazione di PSA aumenta notevolmente e, pertanto, può essere usata come marcatore tumorale per questo tipo di neoplasia. L’uso del PSA come marcatore oncologico è stato anche approvato dalla FDA (Food and Drug Administration), agenzia governativa americana che si occupa di proteggere la salute dei cittadini.  Generalmente i valori di PSA sierici non devono superare la concentrazione di 4 ng/ml. Valori maggiori di 10 ng/ml sono spesso associati ad una probabilità di neoplasia tra il 40% ed il 60%, con conseguente indicazione per una biopsia prostatica. Valori tra 4,1 e 10 ng/ml in assenza di sospetti derivati da palpazioni rettali o da ecografie necessitano di approfondimenti. A tal proposito viene preso in considerazione il PSA libero (PSA free) e ancor di più il rapporto tra PSA free e PSA totale. Il PSA libero rappresenta quella parte di antigene prostatico che circola nel sangue in una forma non associata a nessun altra proteina di trasporto. Valori di rapporto PSA Libero/PSA totale maggiori del 25% indicano una probabilità di carcinoma prostatico sostanzialmente bassa (<10%); valori invece minori del 10% indicano una probabilità di neoplasia alta (>80%). Per quei pazienti che presentano un valore di rapporto tra PSA libero e PSA totale compreso tra 10% e 25% si parla di intervallo di sospetto.

PHI ossia Indice di Salute Prostatica.

Negli ultimi anni i numerosi studi effettuati hanno dimostrato che uno dei limiti del dosaggio ematico del PSA risiede nel fatto che tale marcatore è sì organo-specifico, ma non è cancro-specifico, soprattutto per valori di rapporto PSA Libero/PSA totale compresi tra il 10% ed il 25%. Ciò è determinato non soltanto dalla constatazione che esistono diverse e forme di PSA (libero e coniugato), ma soprattutto dall’evidenza che il PSA libero a sua volta presenta diverse isoforme differentemente importanti nella valutazione diagnostica del carcinoma prostatico. Per tali motivi è stato introdotto una ulteriore indagine: l’Indice di Salute Prostatica (PHI). Questi non è altro che il risultato della combinazione del dosaggio del PSA totale, del PSA libero e del dosaggio di una particolare isoforma dell’antigene non coniugato ([-2]proPSA). Valori di PHI maggiori del 21% sono indicativi di basso rischio di carcinoma prostatico; al contrario valori maggiori del 40% sono associati ad un alto rischio.

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1.Associazione Italiana Registro Tumori

 

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